La Storia di Nemi

Il più incontaminato dei Castelli Romani, a picco sul lago di Diana, dominato dal turrido Palazzo Ruspoli (il cui corpo originario risale al X secolo ed è quindi il più antico Castello della zona). I suoi boschi di lecci e di castagni erano anticamente sede di divinità, il lago incassato nel cratere d'un vulcano spento (le cui pendici sono folte di boschi) ha per millenni custodito il mistero di due navi. Il bosco, luogo sacro in ogni civiltà indoeuropea, fu sede di culti legati alla Dea Madre, poi identificata con la dea romana Diana, il cui simbolo era la luna e il lago in cui la luna si specchia fu detto "Specchio di Diana". Folle di pellegrini andavano al Santuario per ottenere la guarigione, e soprattutto vi si recavano le donne sterili per implorare la fecondità

 

Il territorio di Nemi è interamente nell'area del Parco Regionale dei Castelli Romani. Il clima è fresco e ventilato anche in piena estate (521 m. di altitudine). Gran fioritura di violette e ciclamini nei boschi (specie protetta), dove nascono anche ottimi funghi. Famosissime in tutto il mondo, a buon diritto, le fragole.

Nemi è stata visitata, apprezzata e descritta da molti artisti. Basti citare Hans Christian Andersen, Goethe, Stendhal, D'Annunzio; fra i musicisti Gounod, che prese ispirazione dal panorama notturno del lago per la sua Ave Maria; molti pittori paesaggistici del '700. Byron immortalò Nemi nel suo Childe Harold's Pilgrimage.

Le Navi

Arriviamo a Caligola. Allevato in Egitto e devoto alla dea Iside (personificazione anche lei della Luna, come Diana), l'imperatore veniva proprio sul lago di Nemi a compiere i suoi riti che si svolgevano su due navi a scafo piatto, stracariche di ornamenti, statue, mosaici, tempietti, sovrastrutture varie.

Ma c'era Caligola, accanto alla devoazione per Iside aveva anche concezioni politiche avanzatissime. Esse naturalmente dispiacquero al Senato e agli aristocratici, i quali complottarono a suo danno, lo fecero uccidere e ne decretarono, con la damnatio memoriae, la condanna perenne al biasimo e all'oblìo.

Questo tipo di condanna consisteva nel distruggere tutto ciò che riportasse il nome o l'effigie dell'odiato tiranno; le navi avrebbero ricordato Caligola, e così, furono affondate.

Così per secoli sopravvisse la storia di due navi favolose che giacevano nel fondo del lago.

Nel Medioevo queste navi furono trovate, da alcuni pescatori le cui reti si incagliarono nelle navi; si tuffarono e scoprirono che c'era un grande reperto da cui asportarono vari manufatti, per lo più di bronzo: allora era tutto vero, le navi esistevano!

Grandi del Rinacimento, come Leon Battista Alberti, si cimentarono per recuperarli. Tutti i tentativi furono però vani. Nel '900 si decise di agire in modo scientifico. La Commissione fovernativa incaricate di studiare il problema arrivà alla conclusione che l'unico modo per recuperare le navi intatte era quello di prosciugare il lago. Così l'industria italiana si mobilità in generosa gara a fornire macchinari, attrezzi, soluzioni geniali. Si costruì una pompa apposita che fece diminuire il livello del lago. Nel 1929 la prima nave apparve. Ma le fatiche durate più di 500 anni, furono vanificate quando, nella notte del 30 Maggio 1944, durante un cannoneggiamento degli americani, il museo prese misteriosamente fuoco. Le navi furono perse per sempre e si salvarono solo le parti asportabili e i frammenti di mosaico.

Per decenni il museo è rimasto chiuso. Oggi dopo un lavoro di restauro della Sovrintendenza ai Beni Archeologici del Lazio, ospita modellini in scala delle navi, pannelli illustrarivi, reperti e anche reperti del Tempio di Diana, la ruota di prua e la fiancata di una delle navi.

Il paese

Il paese cominciò ad esistere solo quando fu edificato il castello, nel secolo IX. I potenti conti di Tuscolo si impadronirono della comunità agricola della valle del lago, la cosiddetta massa nemus, che produceva vino e frutta in grande abbondanza. I nuovi padroni cominciarono a fortificare la zona più elevata, che dominava tutto il lago ed era inattacabile da tre lati, dando origine a quello che nei testi dell'epoca viene definito Castrum Nemoris. La popolazione di contadini e pescatori che viveva spara nella valle trovò più sicuro avvicinarsi al fortilizio, e costruì la parte più antica di Nemi, quella che oggi è detta Pullarella e che era un poco più estesa dal quartiere oggi esistente. Nel '900 fu demolita per dar vita ad un giardino, voluto dal Principe don Enrico Ruspoli.

 

Lontana dal flusso vario dell'Appia, Nemi rimase uno dei più appartati fra i Castelli Romani, e a questo si deve se la struttura seicentesca del Centro Storico è rimasta praticamente immutata. Divenne improvvisamente famosa in tutto il mondo col ripescaggio delle navi romane, anche grazie alla costruzione della panoramica via dei Laghi.

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